HIKIKOMORI: adolescenza interrotta

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Hikikomori

Chi sono gli Hikikomori?

Il termine Hikikomori, utilizzato per la prima volta nel 1998 dallo psichiatra giapponese Tamaki Saito, letteralmente significa “isolarsi”, “stare in disparte”, “ritirarsi” ed è utilizzato per indicare una condizione di ritiro sociale adottata da adolescenti e giovani adulti per lunghi periodi di tempo (mesi oppure anni).  In Giappone il fenomeno è ampiamente diffuso, arrivando ad interessare ad oggi circa l’1% di tutta l’intera popolazione.

In Italia, nonostante questo sia un fenomeno ancora relativamente sconosciuto, negli ultimi anni sta aumentando l’attenzione e il livello di allerta.  Solo una decina di anni fa s’incominciava a sentir parlare di un fenomeno molto simile, definito con il termine di “ritiro sociale”, presentandosi come uno stile adolescenziale completamente nuovo rispetto al passato. L’Hikikomori, quindi, non è una condizione esclusivamente giapponese ma sembra interessare anche il nostro paese, così come tutti quelli economicamente sviluppati. Il tasso di Hikikomori stimato in Giappone si aggira intorno ai 500.000 casi, mentre in Italia le cifre (non ufficiali) si aggirano intorno ai 100.000. Ad ogni modo questo fenomeno, di cui è difficile dare una stima precisa, incomincia ad occupare le pagine dei giornali dimostrando, quindi, che qualcosa sta cambiando.

Dai primi segnali al totale isolamento: i tre periodi dell’Hikikomori

Data la grande rilevanza che il fenomeno dell’Hikikomori riveste in Giappone, il governo giapponese ha individuato alcuni criteri per diagnosticare con maggiore precisione la condizione degli Hikikomori.

Il primo sintomo è la presenza di un ritiro completo per un periodo maggiore ai 6 mesi, associato ad un rifiuto scolastico e/o lavorativo e ad un abbandono delle relazioni sociali (mancanza di amici e assenza di interesse per l’altro sesso). Per porre diagnosi è necessario escludere patologie di tipo psichiatrico, schizofrenia o ritardo mentale.

Adottando una visione meno rigida e categoriale è possibile guardare a questo fenomeno come ad un processo che porta la persona sempre di più ad isolarsi completamente, andando così a determinare la condizione di Hikikomori. Le fasi non sono da intendersi statiche e definite, ma vanno lette come un continuum dinamico, che può determinare alternanza tra i vari periodi:  fasi di stabilizzazione, regressioni, ricadute o miglioramenti.

Primo periodo: tendenza inconsapevole all’isolamento

L’adolescente hikikomori incomincia a percepire in maniera inconsapevole la tendenza a volersi isolare dalla società, vivendo una condizione di malessere quando è costretto a relazionarsi con altre persone. Inizia, quindi, a provare ansia in tutte le situazioni di tipo sociale, trovando sollievo solo nella solitudine. Poiché in questa prima fase c’è ancora il tentativo di contrastare il desiderio d’isolamento, l’hikikomori mantiene ancora le attività sociali che richiedono un contatto con il mondo esterno, nonostante provochino un malessere che lo spinge a preferire relazioni di tipo virtuale.

Questo stadio è caratterizzato da comportamenti che tendono al ritiro, anche se in forma ancora attenuata:

  • rifiuto occasionale di andare a scuola. L’assenza è giustificata da qualsiasi motivazione.
  • abbandono progressivo di attività che richiedono un contatto con il mondo esterno (attività sportive, luoghi di aggregazione giovanile)
  • graduale inversione del ritmo sonno-veglia
  • preferenza per attività solitarie (videogames, visione eccessiva di serie TV, utilizzo del PC)

 Secondo periodo: consapevolezza dell’isolamento

La tendenza all’isolamento e al ritiro diventa più consapevole. Questo significa che l’hikikomori ricerca in maniera più attiva e volontaria l’isolamento e ne attribuisce razionalmente la causa a determinate relazioni o situazioni sociali. Quindi, cominciano a presentarsi i rifiuti alle varie proposte di uscita da parte degli amici, aumentano le assenze a scuola, il ritmo sonno- veglia comincia a subire un’inversione e la maggior parte del proprio tempo è trascorsa nella propria stanza. Gli unici contatti sociali sono limitati quasi esclusivamente a quelli virtuali, mantenuti attraverso il web utilizzando chat, forum o giochi on line. Il rapporto con i familiari è ancora presente, anche se molto spesso è conflittuale.

Terzo periodo: isolamento totale

C’è il completo abbandono all’isolamento sociale, all’allontanamento progressivo anche dai genitori e dalle relazioni sviluppate attraverso la rete che diventano, anche queste, fonte di grande malessere. A questo punto il rischio che si sviluppi una psicopatologia ( per esempio depressione) è molto alto.

Le cause: esposizione e inadeguatezza

Le possibili cause che determinerebbero la condizione di hikikomori possono essere di tipo caratteriale, scolastiche e sociali.

I ragazzi hikikomori sono intelligenti ma anche particolarmente introversi, sensibili e, a volte, mostrano difficoltà relazionali. Con queste caratteristiche sono particolarmente sensibili alle inevitabili difficoltà e delusioni della vita. A livello scolastico è stato osservato che, in alcuni casi, è presente una storia di bullismo che ha facilitato la condizione d’isolamento.

Infine, la variabile del contesto sociale sembra essere quella che determina la maggiore influenza sull’incidenza di questo fenomeno. Gli esperti parlano di un cambiamento della società, che da “edipica” si è trasformata in “narcisistica”. Lo psicoterapeuta Antonio Piotti spiega come nella società siano andati scomparendo gradualmente una chiara definizione dei ruoli, il senso di colpa, la punizione e tutto ciò che rientra nella definizione di “Super Io” ovvero l’interiorizzazione di codici di comportamento basati su una determinata morale.

Quindi non c’è più un “Io” ma un’“ideale dell’Io”, la colpa scompare per lasciare il posto alla vergogna. La vita si basa sull’esposizione di se stessi e del proprio corpo che deve corrispondere ad una immagine ideale favorita e richiesta dalla società stessa. Per essere accettati e appartenere al proprio contesto sociale bisogna essere adeguati. Tutto questo, in adolescenza, assume un peso notevole perché i ragazzi sono in crescita e, il cambiamento, sia a livello mentale che fisico, è un passo delicato da affrontare. L’esposizione del proprio corpo è, oggi, fondamentale. Il ritiro degli hikikomori è un sottrarre il proprio corpo alla società e un soccombere sotto il peso dell’inadeguatezza a diventare adulti.

Hikikomori e internet: una relazione patologica?

Uno dei primi pensieri quando si parla di hikikomori riguarda il ruolo che le nuove tecnologie hanno sullo sviluppo di questa condizione e sul suo andamento nel tempo. La “rete”, così come spesso è chiamata, subisce duri attacchi trovando in essa un ottimo capo espiatorio. Ma è necessario adottare un cambiamento di prospettiva. Dai diversi studi che sono stati fatti, dove si sono rilevate situazioni di ritiro anche senza un accesso a internet, è emerso come la causa dell’isolamento degli hikikomori non è la “rete”. Il ricorso alla “rete” rappresenta, piuttosto, la conseguenza dell’isolamento. Internet e le nuove tecnologie diventano una difesa (anche dal rischio suicidio) e una possibilità di fuga.  Inoltre la “rete” offre una possibilità relazionale alternativa che li protegge dalla necessità di esporsi con un corpo che considerano inadeguato e inutile.

Cosa fare?

Tutti i genitori, di fronte al proprio figlio che gradualmente si ritira e inevitabilmente si dirige verso il totale isolamento, si chiedono cosa possono fare. Nella maggior parte dei casi mettono in atto interventi volti ad interrompere violentemente il mondo che l’hikikomori si è andato gradualmente costruendo e a favorire il ritorno nella società  con il divieto di utilizzare internet e costringendo il ragazzo ad uscite “forzate”. Questo intervento, basato sulla visione della “rete” come la causa di tutto, non è risolutivo e può determinare un aggravamento della situazione.  Gli esperti consigliano, invece, di riformulare il rapporto con il proprio figlio, includendo la nuova modalità adottata per entrare in relazione. E’ bene chiedersi cosa fanno questi ragazzi sulla “rete” e mostrarsi interessati. I genitori dovrebbero accettare di ricreare una relazione all’interno della rete e imparare ad usarla come pretesto di conversazione per incominciare a creare un nuovo rapporto con il proprio figlio. La creazione di un nuovo tipo di rapporto è la base necessaria per essere di aiuto a questi ragazzi che, comunque, necessitano anche di essere seguiti da esperti del settore.

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