Quando il silenzio entra nella stanza d’analisi

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Articolo pubblicato in versione integrale sulla rivista Psyche Nuova, CISSPAT 2017-18 pag.117-123.

 

In occasione dell’ultima pubblicazione sulla Rivista CISSPAT Psyche Nuova, analizzo e approfondisco il tema del silenzio, specialmente nell’incontro tra paziente e terapeuta.

Riflettere sul silenzio implica addentrarsi all’interno di decine di significati e interpretazioni, fornite non solo da numerosi psicoterapeuti ma anche e prima di tutto da filosofi e poeti. Il silenzio è soprattutto ascolto che, in questa forma, ci ricorda quanto sia importante fermarsi e tacere quando necessario. È forma di comunicazione attraverso la quale si esprimono stati affettivi interni intensi, sia negativi che positivi, oltre che ostacolo o facilitatore alla comunicazione verbale. La molteplicità di significati e interpretazioni legate al silenzio richiedono, nella relazione terapeutica, un costante lavoro interpretativo per coglierne il giusto significato. Questo rende evidente l’importanza che il silenzio riveste all’interno della comunicazione tra paziente e terapeuta e il motivo per cui gli psicoanalisti, insieme ai filosofi e ai poeti, sono quelli che si sono occupati maggiormente del silenzio. Attribuire il giusto significato e imparare ad utilizzare il silenzio in modo costruttivo all’interno della lavoro di psicoterapia offre la possibilità di far progredire e maturare la terapia in modo costruttivo, aiutando nell’insieme l’intero processo di cura.

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